Crisi nell’est Rd Congo, molti mediatori e poche soluzioni

di claudia

di Céline Camoin

E’ uno scenario complesso quello della mediazione nella crisi nell’est della RDC, con numerosi attori coinvolti. Dal ritiro di Lourenço all’ingresso del Qatar, fino alla nomina di cinque ex presidenti africani, la diplomazia appare frammentata. Il cessate il fuoco negoziato a Doha segna un passo avanti, ma restano dubbi sull’efficacia di tante mediazioni parallele.

Chi sono i mediatori, e quante sono le mediazioni per risolvere la turbolenta crisi nell’est della Repubblica democratica del Congo? Viene da chiederselo alla luce degli sviluppi geopolitici delle ultime settimane, che hanno fatto scendere in campo una moltitudine di interlocutori, rendendo lo scenario ancora più complicato, ma tuttora irrisolto.

Finora, per la parte africana era in campo l’angolano João Lourenço per il cosiddetto processo di Luanda, mentre era già in piedi un altro processo, quello di Nairobi, guidato dal keniano William Ruto. Le ultime notizie sono di Lourenço che si è ritirato, ufficialmente per dedicarsi alla presidenza dell’Unione africana. Non si può tuttavia non pensare che non si sia “risentito” per il mancato incontro annunciato a Luanda tra il governo congolese e i ribelli dell’M23, e il contemporaneo, ma inatteso, faccia a faccia in Qatar tra il presidente congolese Joseph Tshisekedi e il suo omologo, nonché rivale, ruandese, Paul Kagame. Secondo alcuni analisti, il governo ruandese era da tempo insoddisfatto della leadership angolana nei negoziati, che riteneva troppo vicina a Kinshasa.

João Lourenço

Lourenço ha comunque chiarito che, con l’assistenza della Commissione dell’Unione Africana, nei prossimi giorni verrà nominato un nuovo mediatore per proseguire i colloqui e trovare soluzioni ai conflitti tra Ruanda e Rd Congo.

In parallelo, i capi di Stato della Comunità dell’Africa orientale (Eac) e della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) hanno deciso di nominare a loro volta un gruppo di ben cinque facilitatori, ovvero cinque ex presidenti: il keniano Uhuru Kenyatta, il nigeriano Olusegun Obasanjo, il sudafricano Kgalema Motlanthe, l’etiope Sahle-Work Zewde e la centrafricana Catherine Samba-Panza. Una squadra composita che apre un interrogativo: riuscirà a lavorare all’unisono?

E il Qatar in tutto questo? Tanti osservatori si sono detti sorpresi alla vista della foto di Kagame e Tshisekedi a Doha, il 18 marzo, l’uno di fronte all’altro, separati dal sorridente emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al Tani.

Il Qatar si è costruito la reputazione di mediatore in numerose crisi in tutto il mondo, in particolare quelle che coinvolgono movimenti islamisti. Ha svolto un ruolo chiave nella mediazione dei negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani, poi sfociato nel ritiro delle forze statunitensi dall’Afghanistan nel 2021. Ha anche svolto il ruolo di mediatore tra Israele e Hamas durante la guerra a Gaza, così come in Ciad nel 2022.

Paul Kagame
Paul Kagame

“Il suo coinvolgimento nella crisi congolese risale a diversi anni fa”, ricorda l’analista esperto di Congo, Jason Stearns. “L’emiro del Qatar intrattiene da tempo stretti rapporti con Paul Kagame. Qatar Airways detiene una quota del 60% in un aeroporto che il Ruanda sta costruendo a Bugesera, del valore di circa 1,3 miliardi di dollari, e sta cercando di ottenere una quota del 49% in Rwandair. Ma il nuovo aeroporto, che verrà sviluppato con moderne strutture per il trasporto merci e una zona economica speciale, trarrebbe vantaggio dalla stabilità della Rd Congo, che è una delle principali fonti di commercio del Ruanda”.

Questo, secondo il fondatore del Gruppo di studi sul Congo (Gec), potrebbe essere uno dei motivi per cui il Qatar ha ripetutamente cercato di svolgere un ruolo di mediazione tra la Rd Congo e il Ruanda. “Gli sforzi del Qatar per organizzare l’incontro sono iniziati durante la Coppa del Mondo Fifa 2022. Durante il torneo si sarebbe svolto un incontro ad alto livello tra funzionari della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda. Successivamente l’emiro è rimasto in contatto con entrambe le parti per tutta la durata del conflitto e i suoi sforzi, da quanto trapela, hanno ricevuto il sostegno sia del governo francese che di quello americano. Il Qatar potrebbe anche cercare di competere con altri paesi del Golfo, in particolare con gli Emirati Arabi Uniti, con i quali è in rivalità da diversi anni, per ottenere influenza”.

Alla fine, i colloqui a sorpresa hanno portato a un accordo di cessate il fuoco “immediato e incondizionato” sulla carta, una richiesta ripetuta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana e dai capi di stato della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) e della Comunità dell’Africa orientale (Eac).

Ma i mediatori non si fermano qui: sono impegnati in discussioni fra le parti anche i capi religiosi della Chiesa cattolica e della Chiesa protestante della Rd Congo. L’arcivescovo di Kinshasa, Fridolin Ambongo, ha promesso ai primi di febbraio che si parlerà con tutti senza eccezione, “anche se abitano sulla Luna”. A febbraio, anche Parigi aveva ipotizzato l’idea di formare un gruppo internazionale di mediatori.

Il processo di pace è ora quindi guidato da un insieme confuso di organismi e Paesi. “Sembra chiaro che il Ruanda e l’M23 trarranno vantaggio dalla natura complessa del processo di pace, man mano che le loro truppe continueranno ad avanzare sul terreno. Finora, le sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, nonché la sospensione degli aiuti da parte di molti donatori, non sono riuscite a fermarne i progressi”, ha concluso Stearns nella sua analisi.

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