Rd Congo: a Goma, la prima a pagare è la popolazione

di claudia
Goma Nord Kivu

DI Valentina Giulia Milani

La situazione a Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), è momentaneamente più calma, ma il contesto rimane drammatico, con le immediate conseguenze del conflitto che gravano pesantemente sulla popolazione. Lo conferma a InfoAfrica/AfricaRivista Marco Doneda, vice-capomissione di Medici senza frontiere (Msf), sottolineando che “persistono sacche di tensione in alcuni quartieri, dove sono ancora presenti l’esercito congolese e gruppi armati locali”.

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L’avanzata del gruppo armato M23 ha portato al controllo della maggior parte della città, mentre l’aeroporto sembra essere ancora sotto la gestione della missione delle Nazioni Unite (Monusco), spiega Doneda da Goma. Tuttavia – precisa – il destino dello scalo resta incerto, con possibili negoziazioni in corso tra le parti in conflitto. “La Croce Rossa ha iniziato il recupero dei corpi senza vita sparsi per le strade, e gli ospedali sono al collasso a causa dell’alto numero di feriti. La Monusco stima che le vittime siano circa un migliaio, anche se non abbiamo ancora conferme ufficiali su questo dato”, spiega portando l’attenzione alla drammatica situazione umanitaria e sanitaria in corso.

Gli ospedali di Goma sono ormai saturi. Msf continua a operare presso l’ospedale di Kyeshero, situato nella parte occidentale della città, dove “sono stati accolti 146 pazienti, quelli meno gravi, per lasciare spazio alle emergenze chirurgiche presso la struttura di riferimento della Croce Rossa”. In questo contesto Msf sta anche cercando di garantire il rifornimento di materiali medici e il coordinamento con il ministero della Salute per distribuire supporto e personale agli ospedali più in difficoltà.

Un altro problema emergente è l’aumento della criminalità. “A seguito dell’attacco alla prigione, numerosi detenuti sono evasi e si aggirano per le strade”, riferisce Doneda il quale precisa che sono stati segnalati saccheggi anche ai depositi alimentari del Programma alimentare mondiale (Wfp). Inoltre, molte armi abbandonate sono state recuperate da giovani locali, aumentando il rischio di nuovi episodi di violenza.

L’escalation del conflitto negli ultimi giorni ha inoltre aggravato la già drammatica situazione degli sfollati nella zona. “La città di Goma era già sotto pressione per l’accoglienza di oltre 700.000 sfollati, in fuga da due anni dall’avanzata dell’M23. Con i fatti degli ultimi giorni, decine di migliaia di nuovi sfollati si sono riversati in città, sperando in una resistenza dell’esercito congolese che non si è concretizzata”, spiega il vicecapomissione dal quale si apprende che molti sfollati sono stati costretti a tornare nei campi profughi dove, “paradossalmente, l’accesso all’acqua sembra essere migliore rispetto alla città”. Doneda spiega infatti che, grazie a un sistema di pompaggio alimentato dal lago, l’acqua potabile continua a essere distribuita nei campi, mentre a Goma la popolazione è costretta a bere acqua contaminata, esponendosi al rischio di epidemie.

In questo contesto l’M23 ha espresso chiaramente la volontà di smantellare i campi profughi e di spingere la popolazione a rientrare nelle proprie abitazioni, dichiarando di garantire sicurezza e stabilità. Tuttavia, “la fiducia della popolazione è minima, e molti temono nuove ondate di violenza o un’eventuale controffensiva dell’esercito congolese”.

A preoccupare particolarmente gli operatori sanitari di Medici senza frontiere, oltre ai feriti, è il crescente numero di casi sospetti di colera, dovuti alla mancanza di acqua potabile: il lago Kivu, fonte di approvvigionamento per la popolazione in assenza di un sistema idrico funzionante, è contaminato da rifiuti e cadaveri, creando le condizioni ideali per la diffusione di infezioni gastrointestinali.

Circa il possibile ulteriore allarme riguardo la possibilità di fuoriuscita di virus da un laboratorio cittadino colpito durante i combattimenti diffuso dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, “non vi sono ancora prove di un effettivo rischio di epidemie letali come Ebola”, spiega Doneda. Al momento la priorità resta infatti a suo avviso l’assistenza ai feriti e la prevenzione delle malattie infettive legate alle condizioni precarie di igiene.

A tal proposito non mancano le sfide logistiche “l’aeroporto di Goma è chiuso, impedendo il trasporto di materiali medici e personale”, riferisce Doneda. “I movimenti via terra sono altrettanto complessi, a causa della presenza del fronte e delle restrizioni imposte dai gruppi armati”. La situazione diventa ancora più grave se si considera che molti operatori sanitari locali hanno subito perdite personali o feriti tra i propri familiari, rendendo ancora più difficile la gestione delle operazioni. “Purtroppo abbiamo la maggior parte del personale locale congolese originario di Goma e diversi di loro hanno avuto perdite o feriti nelle loro famiglie. Qui a Roma abbiamo un collega che ha perso il figlio di 14 anni che è stato colpito da una pallottola vagante”.

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