Sudafrica, ambasciatore espulso dagli Stati Uniti rientra “senza rimpianto”

di claudia
Ebrahim Rasool

L’ambasciatore sudafricano espulso dagli Stati Uniti, Ebrahim Rasool, è rientrato in patria ieri mattina dichiarando di non avere “nessun rimpianto”. Accolto all’aeroporto internazionale di Città del Capo da centinaia di sostenitori insieme alla moglie Rosieda, Rasool ha trasformato quello che ha definito “un tentativo di umiliazione” in un “segno d’onore”.

Rasool era stato dichiarato “persona non grata” da Washington all’inizio del mese, in seguito a dichiarazioni critiche rivolte all’allora presidente statunitense Donald Trump durante un webinar organizzato dal Mapungubwe Institute for Strategic Reflection, think tank sudafricano. Il senatore statunitense Marco Rubio ha annunciato l’espulsione tramite social media, definendo Rasool un “politico razzista che odia l’America e il suo presidente”. L’ambasciatore aveva 72 ore di tempo per lasciare il Paese.

Parlando di fronte a circa 300 sostenitori, Rasool ha affermato che “la diplomazia dell’Ubuntu”, concetto africano che si fonda sull’idea “io sono perché noi siamo”, ha guidato il suo approccio. “Non è l’arte di mentire per il tuo Paese, ma quella di dire la verità con gentilezza, di persuadere l’altro su una via migliore”, ha dichiarato, aggiungendo che l’attenzione ricevuta dalle massime autorità statunitensi dimostra l’efficacia di questa linea.

Rasool si è detto fiducioso che il presidente Cyril Ramaphosa saprà individuare un nuovo rappresentante capace di ricostruire i rapporti con Washington senza rinunciare ai valori sudafricani. Il capo dello Stato, la scorsa settimana, aveva definito l’episodio un “piccolo ostacolo” nei rapporti bilaterali, ribadendo l’impegno del Sudafrica al dialogo con gli Stati Uniti. Rasool è atteso nei prossimi giorni per presentare un rapporto dettagliato al presidente.

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