Il governatore della regione di Menaka, nell’estremo nord del Mali, ha ordinato la sospensione degli stipendi di 151 insegnanti a causa della loro “prolungata e ingiustificata” assenza dal lavoro. Lo riportano i media maliani, che specificano che tale misura sarà effettiva dal 1° aprile e arriva mentre la crisi educativa nella regione settentrionale del Mali si aggrava, con il 53% delle scuole non più operative per ragioni legate all’insicurezza, un fatto che ha un impatto diretto su 45.000 studenti e 900 insegnanti.
Questa decisione fa seguito a numerosi avvertimenti rivolti agli insegnanti interessati. Il 22 febbraio, una nota ufficiale ordinava loro di tornare ai loro posti prima del 3 marzo, altrimenti sarebbero stati soggetti a sanzioni. Di fronte alla mancanza di reazione, l’amministrazione ha applicato tali sanzioni, adducendo la necessità di garantire la continuità del servizio di istruzione pubblica. Tuttavia, i sindacati denunciano una misura arbitraria, sostenendo che la persistente insicurezza rende impossibile il rientro degli insegnanti e che alcuni di questi potrebbero addirittura non essere più vivi.
Da anni la regione di Ménaka è uno dei teatri principali della violenza di gruppi terroristici armati, che si oppongono alla cosiddetta istruzione “occidentale”: gli attacchi e le minacce contro le scuole e il loro personale sono in aumento, aggravando il problema della chiusura delle scuole. A giugno 2024, su 285 scuole nella regione, 150 erano chiuse, ovvero il 53%, una situazione simile a quella di altre regioni del Paese, come Tenenkou (64% di scuole chiuse), Taoudeni (48%) e Douentza (46%). A livello nazionale, 1.722 scuole su 9.036 non sono operative, privando 516.600 studenti del diritto all’istruzione e colpendo più di 10.000 insegnanti.
Tramite i sindacati, gli insegnanti sottolineano che la loro assenza è dovuta principalmente al deterioramento delle condizioni di sicurezza, alle minacce dirette alla loro vita, all’assenza di servizi bancari e alle infrastrutture scolastiche fatiscenti, ragion per cui da tempo invocano soluzioni da parte delle autorità per garantire la loro sicurezza, prima di esigere il ritorno in classe.
Con una scuola su due chiusa nella regione di Menaka, la sospensione di questi insegnanti rischia di aggravare oltremodo la crisi educativa e di accelerare l’esodo degli insegnanti verso aree più sicure, compromettendo ulteriormente l’accesso all’istruzione di migliaia di bambini. Questa crisi, tra l’altro, si sta verificando in un contesto complicato per quanto riguarda le risorse economiche messe a disposizione del settore dell’istruzione: nel 2024, il bilancio del ministero dell’Istruzione nazionale del Mali è stato ridotto da 458,34 miliardi a 444,75 miliardi di franchi Cfa, limitando per forza di cose la capacità di intervento dello Stato. Oltre al Mali, la crisi educativa colpisce l’intero Sahel, dove a causa dell’insicurezza sono state chiuse più di 14.000 scuole, privando centinaia di migliaia di bambini dell’istruzione.