Un’escalation di repressione e abusi nel Sahel

di claudia
militare sahel

di Céline Camoin

La Federazione internazionale per i diritti umani e l’Organizzazione mondiale contro la tortura denunciano un’escalation di repressione in Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad. Il rapporto evidenzia arresti arbitrari, vessazioni giudiziarie, sparizioni forzate e attacchi mirati contro attivisti, giornalisti e oppositori politici.

La Federazione internazionale per i diritti umani e l’Organizzazione mondiale contro la tortura hanno pubblicato un rapporto sulla “convergenza regionale delle pratiche repressive”  in vari Paesi del Sahel, in particolare Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad.

Nell’anticipazione del rapporto reso nota da alcuni organi di stampa, si parla di numerosi casi di “molestie” e persino di “attacchi mirati” contro i difensori dei diritti umani e altre “voci discordanti” nei confronti dei regimi al potere.

Si registrano casi di arresti e detenzioni arbitrarie, accompagnati da vessazioni giudiziarie – le più numerose – come quelle di Ras Bath e “Rose vie chère”, voci critiche nei confronti del regime in Mali. In Burkina Faso si verificano reclutamenti forzati, come quello di Rasmane Zinaba e Bassirou Badjo, attivisti del movimento Balai citoyen.

Il rapporto dettagliato di 48 pagine denuncia anche gli arresti di giornalisti: esempi in Niger con Samira Sabou, presidente dell’Associazione dei blogger per una cittadinanza attiva, o Soumana Idrissa Maiga, direttore della pubblicazione de L’Enquêteur. Questi due casi non sono isolati. In Ciad, la restrizione della libertà di riunione pacifica è ciò che preoccupa maggiormente gli autori del rapporto. Da quando sei personalità della società civile sono state “arrestate arbitrariamente prima di essere condannate” nel 2022, “la libertà di manifestare è stata notevolmente limitata”, descrivono le due organizzazioni.

“Almeno” 61 casi sono presenti nel rapporto, che conta anche undici casi di sparizioni forzate e torture, quattordici casi di arresti, detenzioni arbitrarie e molestie giudiziarie, otto casi di messaggi d’odio, minacce e intimidazioni, undici casi di attacchi a giornalisti e attacchi alla libertà di espressione, nove casi di attacchi alla libertà di associazione e otto casi di attacchi alla libertà di manifestazione.

Il rapporto spiega come la legislazione venga spesso utilizzata impropriamente, trasformandosi in un “formidabile strumento di repressione” a causa “dell’uso improprio di alcune leggi”, tra cui l’uso della vaga accusa di “minare la credibilità dello Stato” in Mali per imprigionare le voci dissenzienti. O il decreto sulla “mobilitazione generale” in Burkina, per giustificare l’arruolamento forzato degli oppositori politici.

In un contesto di “impunità”, le due Ong invitano Bamako, Niamey, Ouagadougou e N’Djamena a “liberare tutti i difensori dei diritti umani detenuti arbitrariamente” e a “porre fine a tutte le forme di violazione dei diritti fondamentali”. 

Condividi

Altre letture correlate: