Un’esperienza solidale nei centri di espulsione per migranti del Regno Unito

di claudia

di Anna Gigli

Non è noto ai più che la Gran Bretagna è l’unico paese in Europa nel quale una persona può essere trattenuta in un centro di espulsione per migranti per un tempo illimitato (in Italia il tempo massimo è di 18 mesi), in un contesto assolutamente privo delle più elementari garanzie giuridiche. Per esempio, negli appelli contro l’espulsione, che avvengono in tribunali speciali, il richiedente asilo non è ammesso a partecipare di persona e le dichiarazioni dell’accusa (Ministero degli Interni) e della difesa (generalmente avvocati d’ufficio) non sono messe a verbale; l’unico reperto scritto è la sentenza del giudice.

Nell’ultimo anno oltre 20 mila persone sono state trattenute nei centri: alcune arrestate alla frontiera, altre trovate senza documenti dopo anni che vivevano nel Regno Unito, altre ancora detenute per errore pur essendo cittadini britannici (ma di pelle nera). Di queste solo il 22% sono state espulse. Per gli altri resta il trauma e l’infinita attesa di un permesso di soggiorno o del riconoscimento dello status di rifugiato, a volte arrivato dopo 20 anni.

I volontari e le volontarie del Gatwick Detainees Welfare Group (GDWG) – onlus britannica fondata 30 anni fa per fornire un supporto a chi viene trattenuto nei centri di espulsione per migranti – visitano i detenuti, portano loro un conforto emotivo e materiale, li mettono in contatto con legali per i ricorsi, li sostengono nel periodo in cui sono in attesa di un responso e non possono lavorare.

I detenuti hanno ripetutamente chiesto che le loro storie fossero conosciute, e dal 2015 è nato Refugee Tales, un progetto nel quale le storie di queste persone vengono narrate, o da loro stesse (se la storia si è conclusa positivamente con il riconoscimento dello status di rifugiato), o da scrittori/scrittrici che le hanno intervistate ed hanno poi elaborato il racconto.

Refugee Tales si ispira a The Canterbury Tales – i racconti di Canterbury – scritti da Geoffrey Chauser (il padre della letteratura inglese) nel XIV secolo: consiste di un cammino di 5 giorni, con soste la sera in punti di accoglienza (generalmente chiese o centri comunitari), dove si mangia insieme, si ascoltano le storie, si condividono momenti di intrattenimento musicale, si dorme a terra con sacchi a pelo e materassini e l’indomani si riparte per la prossima tappa.

Immaginate un gruppo di 100-150 persone di tutte le età e di varie provenienze geografiche (incluse persone rifugiate e richiedenti asilo) che camminano insieme nella verde campagna inglese, chiacchierano, mangiano, dormono, condividono emozioni. Un’esperienza incredibile. Un estratto è visibile in questo documentario (di 16 minuti) girato nel 2023.

Per chi volesse saperne di più, o anche partecipare alla prossima edizione: https://www.refugeetales.org

Infine, i racconti letti durante le serate del cammino sono scritti da autori ed autrici molto popolari, tra i testimonial c’è il premio Nobel per la letteratura Abdulrazak Gurnah.

Sono raccolti in 5 volumi, e sono disponibili qui https://commapress.co.uk/bundles/refugee-tales

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